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Genlisea barthlottii (Porembski, Eb. Fisch. & Gemmel)



Famiglia: Lentibulariaceae

Provenienza: Africa occidentale. La pianta è endemica di un'area che ricopre gli stati della Guinea e Sierra Leone dell'Africa occidentale.

Habitat: Terreno acido che durante la stagione estiva può andare incontro ad un quasi totale prosciugamento; le popolazioni di Genlisea barthlottii sono state trovate per lo più in zone che mantengono una maggiore umidità (corsi d'acqua o depressioni). Il clima è tropicale.


Genlisea barthlottii è una pianta carnivora tendenzialmente annuale, di piccole dimensioni. La sua struttura si compone di una parte superiore, aerea, che emerge dal substrato (dunque visibile) e una inferiore, immersa nel suolo e non visibile.

La parte alta è costituita da piccole foglie verdi a forma di spatola, di un paio di cm di lunghezza in pianta adulta, disposte a rosetta. Non sono carnivore e svolgono pertanto la naturale fotosintesi clorofilliana.

La parte bassa, invece, più complessa e interessante, è costituita da un secondo tipo di foglie, questa volta carnivore, dalla forma di una Y rovesciata, che si sviluppano dal lato inferiore della rosetta e svolgono la funzione di catturare microrganismi e insetti che abitano il sottosuolo. Occorre notare che la pianta non produce le tradizionali radici in quanto le loro principali funzioni (l'assorbimento di acqua, di minerali e l'ancoraggio al terreno) vengono già svolte dalle suddette trappole. La loro struttura può, anch'essa, essere divisa in due sezioni: una inferiore, costituita dalla divaricazione terminale della Y rovesciata, i due rami della quale sono percorsi da un'ala esterna a spirale che dà loro la tipica forma di una vite o di un cavatappi. Per tutta la sua lunghezza fino al centro della biforcazione, l'ala è percorsa da piccole fessure che permettono l'entrata alle prede e, grazie a  una fitta schiera di peli rivolti verso l'interno, ne impediscono la fuga. La sezione superiore (il gambo lungo della Y rovesciata) è invece cilindrico, senz'ala e senza fessure, e presenta al centro della biforcazione un'ulteriore entrata detta "bocca" e verso la metà del gambo lo "stomaco", un piccolo rigonfiamento, una sacca, le cui pareti interne sono ricoperte da ghiandole digestive. L'intera trappola, dalle punte alla camera digestiva, è percorsa all'interno da un cilindrico canale cavo, in altre parole un vero e proprio tubo. L'intera trappola non supera complessivamente gli 8 cm di lunghezza.

Il meccanismo di cattura è molto interessante. La preda viene attirata alla trappola per chemiotassi, entra dalle fessure e, impossibilitata ad uscire, è costretta a percorrere in risalita il "tragitto" (forzato dalla presenza lungo tutto il canale di peli coattivi) fino alla camera digestiva in cui avvengono la digestione, per mezzo del rilascio di enzimi, e quindi l'assorbimento della parte molle del malcapitato, morto per anossia. Tra le prede più comuni ci sono microbi, protozoi e larve.

Nel periodo di fioritura dal centro della rosetta emerge uno scapo fiorale di altezza compresa tra  18-24 cm in pianta adulta su cui sbocciano dai 4 ai 5 splendidi fiori dal colore viola scuro con macchie biancastre.

La pianta può considerarsi annuale, in quanto difficilmente sopravvive oltre la durata di un anno: nella stagione più calda, infatti, può accadere che a causa della precaria presenza d'acqua la pianta muoia appena dopo aver fiorito, affidando la sopravvivenza della specie ai semi.


Etimologia: L'epiteto specifico barthlottii deriva dal botanico tedesco W. Barthlott, attuale direttore dei Giardini Botanici dell'Università di Bonn (Germania).



Note di coltivazione:

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Ultimo aggiornamento (Martedì 17 Aprile 2012 11:05)