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Un frizzante racconto - o una piccola favola - ispirata alla varietà di "caratteri" e personalità della nostre piante, ambientata in quello che potrebbe essere l'angolo di verde, pieno di colore e vita, della casa di ognuno di noi.
Le nostre beniamine si prendono la scena, da par loro, svelando aspetti ben più che inaspettati, e dando luogo a un finale... "politicamente scorretto"!

Autore: Luca


La prima volta che le avevano viste, le piante da giardino non ci volevano credere: piante carnivore... che diavoleria era... il ciliegio e il pesco nemmeno volevano credere che quelle bizzarre pianticciole così piccole in quei loro vasetti sempre col sedere a mollo potessero mangiare gli insetti; "Mangiare" aveva pensato il ciliegio "non so nemmeno cosa vuol dire, e come fanno a essere piante se mangiano, le piante non mangiano, e gli insetti sulle piante ci stanno tranquilli, mica vengono mangiati" aveva continuato a ripetersi il vecchio albero, fino a quando quella mosca curiosa non era più tornata dalla sua gita di degustazione.

"Te ne sei pappata un'altra!" - ruggì Purpurea inveendo contro Alata - "non è giusto che solo perché sei così spilungona vengono tutte da te e io non becco mai niente, se continuo così divento magro come Byblis!" continuò a dargli addosso con tono quanto mai scontroso.
Con la vespa che le stuzzicava la gola, Alata chinò l'opercolo e rise vivacemente: "Non mi pare che tu abbia problemi di linea, guardati un po', sei tondo e vegetante, non ti farà male un po' di dieta!" "Che ti venga la botrite, razza di guastafeste!! Voglio anche io una sugosa vespetta a colazione!!!" tuonarono tutti gli ascidi della purpurea con tono stizzito.
"Botrite!! Botrite!! Botrite!!" aveva cominciato a squittire Filiformis, agitando tutti i tentacoli come a volersi scrollare di dosso qualcosa di indesiderato "dove è la botrite?!!? Ce l'ho dietro la schiena, vero? Ce l'ho dietro la schiena - qualcuno mi aiuti!!!" urlò con tono impazzito mentre si agitava e la colla dei suoi tentacoli finiva tutto attorno, andando a fare una doccia non voluta a una piccola capensis. "Ma smettila!!! Che allarmismo! Sono solo Purpurea e Alata che litigano per le vespe come al solito!" disse questa in tono stizzito.
"Ah sì?" disse sollevata Filiformis "Meno male, pensavo già a cosa fare nelle mie ultime ventiquattro ore di vita - non che avessi in mente di fare chissà che cosa... ma tu chi sei?" chiese rivolta verso la piccola capensis "Tu non c'eri in questo vaso fino a qualche giorno fa."
"Sì lo so, sono appena spuntata" rispose quella "Sono la centoquarantaquattresima figlia di quella là" e con un tentacolo indicò una grossa capensis che sentendosi chiamata in causa prontamente rispose "No, non sono io, tu sei figlia di quell'altra là che è mia cugina di secondo grado", disse indicando un'altra capensis nel vaso di Alata, "poi quella è tua cugina di quinto grado, quella tua sorella, là invece ci sono alcuni zii e là in fondo alcune delle tue nonne, ma ormai ho perso l'albero genealogico" continuò a dire indicando una miriade di capensis sparse in tutti i vasi.
Mentre ancora stava a parlare Purpurea la interruppe: "Basta con questo casino, siete troppe!" tuonò contro Capensis "e anche tagliandovi la testa crescete lo stesso! Fateci almeno il favore di tacere." Ferite nell'orgoglio, tutte le capensis si misero a parlare assieme, e tutte quante dissero la stessa cosa, come fossero state legate da un solo rizoma: "Guardati te, ciccione! Noi almeno riusciamo ancora a muoverci, tu non fai altro che startene fermo lì".
"Ragazze, ragazze, cos'è tutto questo chiasso?" chiese una voce suadente, bella e vellutata. "Oh, no" sbottò sottovoce Alata, poi si rivolse verso Purpurea "Sì è svegliata Dionea, che due phillodia, ma chi le ha detto che Darwin l'ha definita la pianta più bella del mondo? Da quando lo ha saputo è diventata intrattabile...".
"Ah guarda, non lo so, secondo me è stata Darlingtonia, quella semina solo zizzania, ha la lingua velenosa come un serpente" sussurrò Purpurea ad Alata, e poi rivolgendosi a Dionea "Niente, signora" disse con tono falsamente cortese "solo che le capensis dicono che sono ingrassato, eppure non mangio niente da giorni".
"Guarda, Purpurea" disse Dionea con tono da snob "anche io penso di dover calare, queste foglie mi stanno larghe sui fianchi, penso che diventerò vegetariana".
Un coro di risate salì da tutti i vasi delle piante carnivore, gli ascidi di Purpurea gorgheggiavano dal divertimento, Alata a forza di ridere non ce la fece a trattenere la vespa che volò fuori e stordita cadde giù, si appigliò a qualcosa, aveva sete, vide acqua appena lì, giù, ma cosa? ... "Presa!!" Tuonò di gioia Purpurea quando la vespa scivolò sulla sua faccia e dalla contentezza sottolineò l'accaduto con un poderoso rutto.
"Screanzato, ma ti pare?!" disse subito Dionea inorridita dal rumore gutturale di lavandino svuotato.
"Senti damigella, non mi sono evoluto fino a qui per poi diventare vegetariano" disse Purpurea con tono grave "E se ti va di diventare magra come Byblis fai pure... Ehi, ma cosa succede... Alata!! Tieni il tuo stelo fiorale lontano dal mio!!!" ruggì Purpurea mentre guardando in alto vide Alata far sgusciare di soppiatto il suo stelo a fianco del proprio.
"Uffa, dai, volevo solo fare un ibrido con te" si scusò Alata mogia mogia, non pensava di venire scoperta e le sarebbe piaciuto avere una piccola Exornata da accudire; "Suvvia, ci conosciamo da così tanto... facciamo un ibrido insieme" provò a insistere con tono pacato.
"No, no, e ancora no!" ripeté un paio di volte Purpurea "te l'ho già detto come la penso sulle coppie promiscue" - "Ma dai, solo una volta, tanto per vedere cosa succede" incalzò Alata.
"Mi credi quel tipo di sarracenia?!" chiese con tono allibito e schifato Purpurea, "Non provare a rivolgermi mai più l'ascidio e stai lontano dal mio stelo fiorale, altrimenti mi faccio cambiare vaso." - "Sei veramente senza rizoma con me! Mi hai anche preso una vespa! E' questo il modo di ringraziarmi per avertela tenuta in caldo?".
Purpurea voleva ribattere qualcosa, ma tutte si bloccarono e tornarono rigidamente ai loro posti: il grosso "coso rosa" era uscito di casa con in mano la bottiglia magica dell'acqua eterna, e come ogni giorno stava venendo a rabboccare i loro sottovasi con gustosissima acqua distillata.
"Uhummmmm acqua..." - si lasciò sfuggire Purpurea con un rivolo di bavetta che scendeva dall'ascidio.
"Taci! Vuoi che ci scopra?" la ammonì Filiformis sottovoce "Sai cosa succederebbe, vero? Già sanno che possiamo mangiare, figurati cosa succederebbe se capissero che possiamo anche parlare!"
Tutte le piante all'arrivo del simpatico mammifero rosa erano belle e pronte, come ogni giorno; ricevettero la loro acqua con somma gioia e aspettarono che se ne fosse andato.
"Oddio non ne potevo più di starmene impettita" disse Alata rilassandosi sulla torba umida. "Però meriterei un vaso più grande" lamentò Dionea "quando intenderà darmelo quel tirchio di un mammifero? Io merito di più" disse tra sé mentre le altre non l'ascoltavano nemmeno più.
"Ma secondo voi che sapore ha?" chiese a un certo punto Alata, alludendo chiaramente al mammifero. "Ah, non lo so" rispose Dionea "E' certo che mi piacerebbe molto assaggiarne un pezzetto in faccia alla dieta". "Secondo me è succoso, con dentro tante dolci proteine" disse Purpurea leccandosi il bordo dell'ascidio.
"Secondo me è stoppaccioso" sibilò Tonia spuntando da dietro un vaso.
"Noi sappiamo com'è", dissero le capensis tutte assieme, "ogni tanto ci tocca la colla e facciamo in tempo a sentire che sapore ha."
"E com'è?" chiesero le altre tutte insieme, incuriosite da questa novità.
"Beh... salato, non troppo duro, anzi morbido, con un leggero retrogusto di ape". Purpurea stava già gocciolando bava dagli ascidi al solo sentire queste parole: "Lo voglio!" disse a un certo punto "Che dite??" chiese rivolto alle altre "Aspettiamo un altro milione di anni per evolverci e assaggiarlo, oppure domani proviamo una cosuccia che ho in mente?"
"Allora sai addirittura pensare", sibilò Tonia, "non pensavo ne fossi capace da quel tuo piccolo rizoma... ma dicci, dicci".
Purpurea ci mise tutta la notte, ma alla fine il piano era pronto.

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"Luigino! Luigino dove sei? E' pronto da mangiare!" urlò la mamma uscendo in giardino, ma Luigino non c'era, era uscito a giocare e c'era il sole; la mamma cercò il figlio in giardino e a un certo punto si arrabbiò e rientrando in casa disse al marito "Caro, appena torna nostro figlio glielo spieghi tu che sotto il sole si usa il berretto, se l'è dimenticato di fianco a quelle sue orride piante, sentissi come puzzano!".
In quel momento, Purpurea ruttò sonoramente.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 29 Ottobre 2009 16:22)