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Cephalotus follicularis - Esperienze personali di coltivazione

Esperienze personali di coltivazione di Cephalotus follicularis

Articolo di Stefano Sciutto


Tutti noi appassionati e collezionisti di piante carnivore sappiamo bene quanto il Cephalotus follicularis sia una specie tanto ostica e rara quanto affascinante e curiosa. Le sue caratteristiche morfologiche, i suoi due tipi di foglie così diversi gli uni dagli altri   sono stati materia d’un accuratissimo studio da parte di tutti i più importanti botanici del mondo, di ieri e di oggi. Originariamente catalogato tra le Sassifragaceae, solo in tempi relativamente recenti si è accertata la sua legittimità a far parte di un genere e di una specie adibiti a lui soltanto.

Trappola sezionata di Cephalotus follicularisSolo questo, ci può far ben capire che quando acquistiamo quel vasetto di Cephalotus non siamo davanti ad una pianta come le altre, come una Dionaea o una Sarracenia, ma ad un essere con un “caratterino” tutto suo, suscettibile e soprattutto, ve ne accorgerete coltivandolo, molto viziato. A ragione di ciò, sconsiglio sentitamente la coltivazione a chi ha sempre e solo coltivato piantine facili, anzi, conviene arrivarci per gradi, iniziando con le classiche specie da neofita (Drosere del Capo…), per poi continuare con Sarracenie, Nepenthes, Darlingtonia; solo a questo punto, dopo aver ottenuto ottimi risultati, potrete finalmente entrare nell’ottica giusta per crescere una pianta così speciale.

L’acquisto, vedrete, è già di per sé un problema: è praticamente introvabile, e presso i vivai i prezzi spesso fanno accapponare la pelle… ad ogni modo alcuni cloni a costo relativamente basso ed in condizioni eccellenti, io li ho sempre trovati da Furio e Lilli (Piante Esotiche Marsure) e da Marco (Floricoltura Novaflora).

Con i miei esemplari ho sempre agito nel modo seguente, appena comprati; non ho mai svasato, a meno che il terreno non fosse adatto o le dimensioni del vaso esageratamente ridotte, e li ho posti, dalla seconda metà della Primavera alla prima metà dell’Autunno in serra, al Sole tutto il pomeriggio, anche con temperature prossime ai 40°C (!), annaffiando una volta ogni 3 o 5 giorni (a seconda del tempo) con acqua distillata dall’alto. Molti coltivatori che conosco prediligono l’uso del vaporizzatore, ma se il Cephalotus si abitua alle vaporizzazioni si offenderà moltissimo se non mantenute costantemente, con tutte le immaginabili conseguenze… A ragione di ciò ho adottato il metodo di bagnare solo con la cannuccia dell’innaffiatoio posizionandola nelle zone di terra sgombre dal fogliame, al fine di ridurre al minimo il rischio ristagno d’acqua. Come l’qua esce dai buchi del drenaggio smetto subito e pongo il vaso nella sottocassetta. Tra i miei sette esemplari ho poi notato un tipo diverso di reazione al Sole: alcuni chiudono ermeticamente gli ascidi e devo ombreggiare leggermente, altri, magari apparentemente anche meno vigorosi rimangono aperti tutto il giorno, e crescono magnificamente senza problemi.

Credo sia stata proprio tutta la luce che li ho fornito che ha arginato a solo due casi isolati il problema Oidio (l’incubo dei collezionisti). Tuttavia trovo molto utile applicare tutto l’anno, ogni due settimane, una sospensione di Zolfo bagnabile WG Bayer, che ha un effetto “vaccinazione”.  In genere, comunque, non ho incontrato particolari problemi durante l’Estate, che è passata gradevolmente e le piante hanno veramente raddoppiato le dimensioni. State soltanto attenti alla fioritura; appena lo stelo raggiunge i 2 cm d’altezza zac! Tagliatelo via, non è un gran ché ed indebolisce troppo la pianta; al contrario, la nutrizione artificiale con formiche e piccoli insetti terrestri ha determinato un incremento della crescita assai importante.

Esemplare in ottima saluteQuando arrivano i primi freddi (Ottobre) preferisco portare in casa i vasi, in una stanza dove la temperatura ondeggia da 5°C a 10°C, davanti ad una finestra esposta a Sud dotata di tendina trasparente per evitare l’effetto lente dei vetri. In questo periodo diminuisco progressivamente le annaffiature fino a bagnare con parsimonia dall’alto (con lo stesso metodo dell’Estate) solo al momento in cui gli ascidi si chiudono e il vaso è molto leggero. Credo sia meglio risparmiargli temperature prossime o al di sotto dello zero, perché con condizioni climatiche estreme la pianta s’affatica ed è meno generosa nella bella stagione (ho un amico che però lo ha lasciato fuori, al limite del gelo ed ha ottenuto lo stesso buoni risultati). Nella brutta stagione ho avuto qualche problemino con la Botrite, ma l’ho scacciata pulendo le parti intaccate ed applicando “impacchi” di Sfagno impregnato della solita sospensione di Zolfo bagnabile.

Come è arrivata la Primavera, all’inizio della ripresa vegetativa di Marzo ho effettuato il rinvaso. Mi sono procurato dei vasi di plastica larghi e profondi con fondo a rete (banca materiali AIPC), del carbone fossile purissimo, della sabbia silicea quarzosa molto fine, l’agriperlite ed infine la torba acida di sfagno. Ho proceduto poi nel modo seguente: prima ho posizionato sul fondo uno strato di carbone alto 3 cm circa, ed il resto l’ho riempito con un miscuglio di torba e perlite in parti uguali, una manciata di sabbia e ricordo anche di avere utilizzato due foglie di faggio secche finemente triturate. Dopodichè ho inserito la pianta circondandole il pan di terra con sfagno vivo fresco. Ho tenuto tutto mediamente umido per dieci giorni, alla luce, con una temperatura media di 10°C, ed il risultato è stato molto soddisfacente. Quanto alla scelta del composto, ogni coltivatore ne sceglie uno e di solito ottiene discreti se non eccellenti risultati; io ritengo che setacciare la torna ed aggiungere materiale organico come quello sopra elencato possa aiutare lo sviluppo delle radici, inoltre più il terreno è drenato, più il rischio muffe diminuisce.

Basti pensare all’ambiente di provenienza della specie: scarpate con leggera pendenza, dove l’acqua scorre e raramente stagna, bordi di paludi coperti dall’erba. In sostanza, occorre ricordare che il Cephalotus è una pianta che richiede un metodo di coltura a sé stante: terreno umidi ma non bagnato, torba asciutta o     quasi asciutta in inverno, pulizia dalle foglie secche e tanta, tantissima luce.

Spero che queste mie esperienze possano essere d’aiuto a chi decide di cimentarsi nella crescita di una pianta così rara, difficile e magnifica!


I colori magnifici con una buona esposizione

Opercolo chiuso… ombreggiare!

Questo esemplare ha sempre sofferto la luce troppo intensa… ne è prova il colorito verdognolo


Ultimo aggiornamento (Venerdì 03 Luglio 2015 15:56)